UNA SAGRA STRANA

Il virus ci costringe a pensare all’essenziale. La nostra sagra vuole essere il radunarsi della comunità attorno all’Eucaristia e alla nostra Madre celeste. Mancheranno diverse iniziative che arricchivano le sagre degli anni passati, attività sportive, incontri musicali e culturali.

Questo silenzio può esserci d’aiuto per riflettere sulle domande che il Signore ci rivolge: “Prima della crisi di febbraio, tu partecipavi all’Eucaristia; adesso sei tornato, che cosa ti mancava? E se non sei tornato, che cosa ti trattiene? Tu invece non partecipavi: perché non ti poni la domanda, se quell’incontro settimanale non possa essere il fondamento della tua vita?”.

Le domeniche trascorse senza la Messa ci hanno saltuariamente scosso dall’abitudine e dal considerare la domenica come un precetto.

Così, quest’anno, ho pensato di convocare tutti coloro che si fanno queste domande per ragionarne insieme. Lo faremo nelle serate tra le due domeniche, proponendo il tema a seconda della fascia d’età: giovani, nuove famiglie e fidanzati, famiglie con i figli grandi, persone impegnate nella carità, gruppi del vangelo.

Chiedersi, “perché vado a Messa?”, è come chiedersi che posto ha Gesù nella mia vita. Ci aiuti la vergine Maria: nello Stabat Mater, meraviglioso inno medievale, noi la preghiamo così: “Fac ut ardeat cor meum / in amando Christum Deum”, fa’ che il mio cuore arda, bruci, nell’amare Cristo Dio, il tuo Figlio benedetto.

DON EMILIO BUON PASTORE

Vi invitiamo a prendere, in chiesa, la pubblicazione curata da Edo Tincani in ricordo di don Emilio Perin, parroco fondatore della nostra parrocchia di Gesù Buon Pastore. Edo lo descrive come un sacerdote di “fedeltà umile e granitica”.

Mi piace molto questo aggettivo, “granitico”. E’ stata la caratteristica dei preti della sua generazione, ordinati negli anni Cinquanta, che avevano poco più di trent’anni quando venne celebrato il Concilio Vaticano II. Ma erano anche gli anni dell’espansione della città. Vennero costituite nuove parrocchie, dividendo il territorio di quelle, come san Pellegrino, che da parrocchie di campagna erano diventate parrocchie cittadine. Nel territorio di san Pellegrino ne sorsero altre otto. Il Vescovo Baroni mandò questi giovani preti proprio come Gesù aveva mandato gli Apostoli: “Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone”. Non solo non c’era la chiesa, ma neanche la casa: la loro abitazione fu per alcuni la casa colonica, per altri addirittura il pollaio. Davvero, senza clamore, senza ostentazione, con naturalezza, ma anche con fiducia “granitica”, questi giovani preti sentivano vibrare nel loro animo la parola del Vangelo: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10).

Ricordo la loro gioia per il Concilio: una Chiesa comunità di fede e carità, libera, capace di uscire e di parlare al popolo. Non fu facile assimilare tutte le novità e potenzialità del Concilio: li sosteneva l’obbedienza fiduciosa al Vescovo Gilberto, nel suo magistero che riportava ogni iniziativa alla radice spirituale della Chiesa.

Don Emilio ci ha lasciato la chiave, per entrare nella sua camera del tesoro. Nel suo testamento, scrive: “Confido nella misericordia divina per ottenere il perdono delle mie molte e gravi colpe, non ultima quella di non essermi impegnato a diventare santo come avrei dovuto”.

Questa era la formazione che ricevevano questi giovani. Il loro ideale non era un piano pastorale, una riforma della Chiesa: desideravano la santità.

C’è peraltro da intenderci su questo termine. Noi ne diamo facilmente un’interpretazione moralistica: santo è colui che si comporta secondo un modello elevato di virtù, uno che si distingue un po’ dalla folla del semplice cristiano.

Certo, in loro c’era l’ascesi, la disciplina, il sacrificio. Ma, alla radice di tutto, c’era altro. Nell’intervista del cinquantesimo di ordinazione, gli chiedono quale consiglio darebbe a un giovane che pensasse di entrare in seminario. La risposta è in realtà quello che lui ha detto a se stesso e ha continuato a dirsi fino all’ultimo giorno: Ama, ama, ama sempre come ha fatto Gesù tuo modello e maestro. La fatica, la debolezza, la caduta non ti blocchino, ma ti facciano risorgere con Gesù più forte e generoso”.

La forza del sacerdote è l’amore per Gesù, il sentirsi afferrato come Paolo, sperimentare che non si appartiene più a se stessi. Questa è la radice della carità, poiché a chi appartiene a Gesù tutti hanno il diritto di chiedere. L’immagine del Buon Pastore riassume tutto questo: affidamento e certezza di non potersi mai perdere, tenerezza e consegna a lui dei nostri progetti, delle nostre gioie e sofferenze.

LA NOSTRA COMUNITÀ’ DI FRONTE ALL’EUCARISTIA

Il confinamento dovuto al virus e la sospensione per quasi due mesi della partecipazione all’Eucaristia ci hanno spinto a chiederci, che posto abbia la Messa nella nostra vita. E’ chiaro che non può essere né un’abitudine né il soddisfacimento di un obbligo.

D’altra parte, non può essere neppure un bel momento di amicizia e di riflessione su temi importanti. Può essere anche questo, ma essa è soprattutto l’incontro con Gesù.

Così, il nostro ritorno in chiesa ci porta a chiederci: che posto ha Gesù nella mia vita?

Le età della vita sono però diverse. Ne abbiamo scelto tre: la giovinezza, tempo delle scelte; il periodo nel quale si prendono le decisioni vocazionali; la maturità, tempo della fedeltà alla vocazione.

Così, vi saranno tre serate a tema:

 

MERCOLEDI’ 7 OTTOBRE: “Giovani di fronte all’Eucaristia”, riflessione con don Carlo Pagliari.

GIOVEDI’ 8 OTTOBRE: Incontro con i fidanzati e le nuove famiglie

VENERDI’ 9 OTTOBRE: Incontro con le famiglie con figli grandi, con chi si impegna nei vari servizi della Unità Pastorale, con chi partecipa ai Centri d’Ascolto della Parola di Dio.

Gli incontri cominciano con il Rosario alle 20.30. L’incontro dei giovani sarà preceduto alle 19.30 da un apericena

LE GIORNATE EUCARISTICHE (QUARANTORE)

Passare qualche tempo davanti all’Eucaristia significa interrompere il ritmo troppo veloce della nostra vita e contemplare l’amore di Dio che si è fatto così prossimo da diventare nostro cibo.

Ci daremo il cambio davanti all’Eucaristia, esposta a san Pellegrino, secondo questo programma:

GIOVEDÌ’ 8 ottobre: alle 18.30 S. Messa e inizio dell’Adorazione, fino alle 23.00.

VENERDÌ’ 9 ottobre: Adorazione dalle 8.00 fino alle 23.00 alle ore 18.30 S. Messa

SABATO 10 ottobre: ore 8.00 ripresa dell’Adorazione alle ore 11.00 S. Messa conclusiva.

Tutto questo avrà luogo nella chiesa di san Pellegrino